dipendenza affettiva, Narcisismo, Psicoterapia della dipendenza affettiva

La percezione del tempo: la memoria corta del narcisista e quella (troppo) lunga del dipendente affettivo.

Il tempo, in una relazione disfunzionale, è quanto di più soggettivo possa esserci per i due partner coinvolti.

34b94a123b8cc441881922a5365f8d6cChi soffre di un Disturbo Narcisistico di personalità (attenzione, non parliamo qui di comuni “tratti” di narcisismo, presenti in ognuno di noi) spesso “usa” il tempo in maniera manipolativa. Così fa in modo che scorra velocissimo e “pieno” durante le fasi iniziali della relazione, lento e dilatato nei giorni della sua assenza, gravoso nei giorni in cui il silenzio delle sue non risposte o delle sue sparizioni risulta punitivo, e poi di nuovo veloce, concitato e a tratti vertiginoso, nei giorni dei suoi sorprendenti ritorni, quando stupisce con effetti speciali e promette che tutto andrà bene.

I narcisisti patologici vivono all’indicativo presente.

Futuro e passato sono concetti fluidi, adattati costantemente ai bisogni del Falso Sé che li tiranneggia da quando erano bambini.

(Se vuoi saperne di più sul bambino che il narcisista è stato leggi qui)

Se un futuro esiste, infatti, è un futuro pieno di magnifiche possibilità. Per questo non può essere programmato in nessun modo. L’occasione straordinaria (un nuovo amore, una stimolante sfida lavorativa, l’auto dei sogni, la pubblicazione o l’onorificenza a cui ambiva, la svolta economica che aspettava ecc…) è sempre potenzialmente dietro l’angolo, bisogna tenersi liberi e rimanere recettivi: il rifornimento narcisistico può trovarsi ovunque, perderlo vuol dire sprofondare in una sofferenza psichica che non riesce a tollerare. Chi ha avuto una relazione con una persona narcisista sa bene quanto possa risultare difficile persino organizzare un weekend fuori porta o un viaggio estivo: potrebbe perdere occasioni migliori! Perciò fino all’ultimo non è dato sapere se verrà oppure no, sempre pronto a navigare per mari più pescosi, su barche più lussuose.

Se il futuro è potenzialmente magico, il passato invece è certamente straordinario. In realtà il passato non esiste per un narcisista nella maniera in cui esiste per chi il disturbo narcisistico di personalità non ce l’ha. Quello che è solito chiamare “passato” infatti è solo ciò che selettivamente ha selezionato, tra le varie esperienze, come degno di essere inserito nel “film” della sua vita, in quel copione che ha imparato a recitare tutte le volte che qualcuno gli chiede di raccontarsi. E, ovviamente, ha selezionato gli spezzoni migliori.

È questo il motivo per cui i narcisisti sembrano avere la memoria corta: non ricordano gli abusi psicologici che infliggono ai loro partner, non ricordano di come si sono comportati male in quella o quell’altra occasione, non ricordano di aver pianto o di aver esagerato. Insomma non ricordano nulla di quello che può inficiare, scalfire o corrompere in qualche modo l’immagine grandiosa che il Falso sé chiede loro di mostrare senza tregua al pubblico e a sé stessi.

I loro partner spesso non si capacitano di come possa succedere che un narcisista patologico torni infinite volte, anche dopo mesi, anni, e si comporti come se nulla fosse successo. Del resto, nessuna persona con un buon funzionamento psichico potrebbe mai pensare che il ricordo di maltrattamenti psicologici o fisici inferti a qualcuno possa essere dimenticato con tanta facilità.

I miei pazienti mi chiedono spesso delucidazioni sul meccanismo della rimozione, convinti che un narcisista funzioni proprio nello stesso modo in cui funzioniamo tutti quando, per esempio, non ci ricordiamo un sogno.

Purtroppo, però, quello che accade nella mente di un narcisista patologico non ha niente a che vedere con quello che comunemente individuiamo come “rimozione”. Se questa, infatti, non è altro che una dimenticanza selettiva, niente affatto casuale, di natura psicologica, che ha il fine di escludere dalla consapevolezza aspetti conflittuali o disturbanti della propria esperienza interna e di eventi ad essa connessi, l’oblio della memoria che “affligge” il narcisista è un meccanismo molto diverso, più subdolo, che origina da due vissuti:

1) dalla totale incapacità dei narcisisti patologici di comprendere la gravità dell’esperienza emotiva traumatizzante che infliggono alle loro vittime (sanno che è sbagliato, ma non comprendono fino in fondo il dolore che possono provocare e quindi no, quasi mai lo fanno di proposito!).

2) dalla impossibilità di integrare nel Falso Sé esperienze e/o aspetti (di sé, degli altri e del mondo che li circonda) disturbanti o negativi.

È così che un narcisista può tornare, come se nulla fosse, all’indomani di un abuso o dopo mesi, o addirittura dopo anni, come se il tempo non fosse mai passato, come se non avesse mai fatto niente di sbagliato: non importa se ha lasciato il partner a piangente o se lo ha umiliato davanti ai suoi più cari amici. Lui tornerà, non si ricorderà del dolore che ha inferto e probabilmente racconterà a se stesso (e a l’altro) la stessa vicenda ma nella sua versione edulcorata, sempre e comunque dandole una coloritura emotiva che all’epoca dei fatti non aveva affatto.

Il narcisista vive in un eterno, rassicurante, sempre controllabile e manipolabile, presente. Per chi ci condivide la vita, al contrario, il presente appare perennemente precario, esattamente come lo è la storia che vive. Il futuro non è mai programmabile, a volte non è neanche pensabile, figurarsi se lo si può desiderare; il passato è il ricordo vago, un po’ sbiadito e nostalgico di ciò che si era prima di incontrarlo.

Sono molte le donne che hanno condiviso con me il racconto delle loro storie di dipendenza con uomini narcisisti: tutte, persino quelle che concludono dicendo che quel dolore le ha rese più forti, introspettive e consapevoli, non si perdonano “il tempo” perduto, la vita che passa attraverso le dita e si sperde.

Alcune di loro gli hanno sacrificato l’adolescenza, la prima giovinezza, la spensieratezza degli anni universitari, le feste e gli amici, le memorabili ubriacature fuori e dentro le discoteche. Altre gli hanno dato gli anni della prima età adulta, hanno immolato l’idea di famiglia che volevano costruirsi, la possibilità di vivere la maternità che sognavano. Sono andate ai matrimoni degli amici, ai battesimi dei loro figli e spesso l’hanno fatto da sole, perché lui neanche ci veniva. Anni che non tornano più, sogni ammuffiti. Altre ancora hanno lasciato che si prendessero “gli anni della raccolta”, quelli della serenità e delle gioie della maturità, in cui si dovrebbero realizzare i sogni per cui si è lavorato una vita. Loro sono gli hanno sacrificato l’ultima bellezza, quella che la vita ha segnato esaltandola, senza sfiorirla.

Poi la storia finisce e il tempo che gli si è regalato è sempre troppo.

Attenzione, questo sacrificio d’amore non è mai così altruista come appare! È anch’esso mosso da quote elevate di narcisismo, detto “nevrotico”, come nella definizione di Alice Miller, per cui in maniera onnipotente ci si convince che il nostro sacrificio d’amore salverà l’altro, il partner “arido” incapace d’amare. Nessuno di noi è senza macchia.

Eppure, in coloro che attraversano una dipendenza affettiva, il tempo perduto assume spesso il colore della nostalgia. E niente più della nostalgia allunga inverosimilmente il tempo, tanto che nel provarla si ha la sensazione, netta, che la si proverà per l’eternità. Come una condanna. E così, se il narcisista ha la memoria corta, la dipendente affettiva ha la memoria lunga, lunghissima. Ricorda le date che hanno scandito i momenti più bui della relazione e li sciorina come numeri della tombola ad ogni racconto di quello che ha vissuto. Allora succede che per mesi, a volte per anni, anche quando la storia è ormai un ricordo, nonostante la consapevolezza che porvi fine non era semplicemente una scelta quanto una perentoria necessità, rimane la sensazione d’aver perduto per sempre l’opportunità d’un amore straordinario.

La nostalgia di ciò che non c’è mai stato, di quello che non si è mai avuto, dei giorni che non si sono vissuti, dei baci che non si sono dati. In una parola (che noi italiani non abbiamo), di ciò che i coreani chiamano won, ovvero la difficoltà di rinunciare a un’illusione per guardare in faccia la realtà.

Se c’è qualcosa di più difficile che rinunciare a ciò che si è posseduto e poi si è perduto è rinunciare a qualcosa che poteva essere e non è stato: l’amore abortito, l’anima che non hai salvato, i giorni felici che non hai vissuto, la sfida che non hai vinto (anche qui, quote di narcisismo non indifferenti!!!).

[sul senso della sfida nella dipendenza affettiva, approfondisci cliccando qui].

Carl Gustav Jung esprime magistralmente in una sua famosa massima la sensazione che ogni persona alla fine di una relazione disfunzionale conosce bene:

Non rimpiango le persone che ho perso col tempo, ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone, perché le persone non mi appartenevano, gli anni sì.

Uscire dalla dipendenza affettiva significa anzitutto riprendersi il proprio tempo: tempo per amarsi, tempo per coccolarsi, tempo da trascorrere con le persone che ci amano, tempo da dedicare alle cose frivole e a quelle impegnate che ci fanno stare bene. Tempo per cucinare le torte, tempo per bere uno spritz con le amiche, tempo per leggere un libro col proprio gatto accoccolato sulle gambe, per andare al cinema a guardare un film che ci fa ancora sperare nell’amore, tempo per sudare in palestra, cantare a squarciagola (Do you believe in love after love?), cambiare taglio di capelli, fare cose che non avremmo mai pensato di fare.

Tempo per ridere, tempo per piangere. Tempo per guarire..

“Guarire”, ovvero venir fuori dalla dipendenza affettiva, presuppone cambiare l’unità di misura del tempo: non più i giorni della sua assenza ma quelli in cui tu ricominci ad essere presente a te stessa.

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Illustrazione di Amalia Andrade

Dott.ssa Silvia Pittera, Psicologa – Psicoterapeuta.

20 pensieri su “La percezione del tempo: la memoria corta del narcisista e quella (troppo) lunga del dipendente affettivo.”

  1. Nessuno mai aveva descritto così esattamente la sensazione del tempo perduto.. il silenzio dell attesa,mentre perdi la vita. persino il canto degli uccelli mi dava fastidio in quel silenzio. Come ero lontana dalla vita..

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  2. 😢 Non ne sono completamente uscita ma la battaglia è iniziata…il tempo che passa e la sensazione di quell’amore abortito, di potenzialità del bello qualcosa che poteva essere e non è stato la sfida fallita….. ancora cementate nella mia testa con cui lotto e penso di essere pazza!!!!

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  3. Sto cercando di uscirne, 9 anni da vittima di narcisista patologico. Ne sono consapevole da circa 1 anno e ancora sono a casa con lui, dopo essere scappata e tornata almeno 4 volte nell’ultimo anno. Ma questa volta qualcosa dentro è scattato e non voglio più tornare indietro, non gli credo più. Non devo e non voglio più credere alle sue promesse… Qualche settimana di “amore” intervallato da infinite settimane, mesi di silenzi, cattiverie, svalutazioni, un inferno… Ho toccato il fondo tornando a giugno e cercando di credere ancora una volta che tutto potesse cambiare. Tornati dalle vacanze dopo una settimana è ricominciato l’inferno… Ora basta… Mi ha rubato la vita, l’anima, 9 anni e i miei sogni… Ho 37 anni e sognavo una famiglia… Forse se questa volta riesco ad andare e non tornare avrò ancora una chance di coronare qualcuno dei miei sogni… Sono devastata.

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    1. A 37 anni sei ancora in grado di fartela, quella famiglia. Lascialo e fai diventare i tuoi sogni realtà. Quando lo guarderai da lontano vedrai quell’uomo di latta per come è veramente.

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  4. Ciò che avrei sempre voluto scrivere senza mai riuscirci. Sembra scritto da me. E il fatto che siano vissuti e stati d’animo anche di altre persone, mi rincuora tantissimo. Allora non sono pazza. Grazie. Grazie davvero per aver condiviso.

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  5. Non ho sperimentato il dolore che può provarsi quando si viene abbondonati all’improvviso da un narcisista, ma ho provato il dolore – non ritengo meno forte – di lasciare una persona che ancora si ama, quando ci si accorge dell’inganno che si sta vivendo. Sono stato debole nel cedere ai tanti ripescaggi e alla fine ho trovato la forza di dire basta, consapevole che sia meglio così, ma con la testa che ritorna sempre lì. Per mesi, per anni. La sensazione è che tu ti struggi ancora, mentre l’altro va avanti come se nulla fosse. Non riesco a odiarlo nemmeno oggi, piuttosto provo pena. Le storie d’amore iniziano e finiscono, quelle con un narcisista continuano a vivere nella mente di chi le ha subite. A volte mi fermo a pensare che un amore così è difficile che ricapiti, altre volte che un amore così non c’è davvero mai stato. Non so quale dei due pensieri sia peggiore, ma sicuramente bisogna impegnarsi per rinascere migliori, più sicuri di sé e senza perdere il tempo prezioso che la vita ci offre. Buon cammino a tutti

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  6. È vero, si perde tanto tempo prima di aprire gli occhi e di capire, anche grazie a questi blog ai quali se si arriva si è già a buon punto della consapevolezza…e poi tanto tempo a “guarire” e ci si sente proprio stupidi, come pesci caduti in una rete. Sono importanti i terapeuti, gli amici che sanno ascoltare, e ricordare a noi stessi sempre come e chi eravamo prima.

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  7. Io un anno dopo: raccolgo “i cocci di e per ricostruirmi”! 13 lunghi anni di convivenza, una figlia e la consapevolezza che questo amore tossico con un uomo narcisista e bipolare non poteva e non Doveva che finire! Mi sono sacrificata con sedute di terapie di grp, individuali, di coppia sentendomi sempre sbagliata come moglie, donna e madre anche! Per capire che alla fine qualsiasi cosa facessi non era Mai abbastanza per il “padre Eccellente” come si è sempre definito!
    Lontano da me, dai miei pensieri e dalla mia mente è l’unica difesa alla disintossicazione da un legame con un uomo così…
    Adesso vengo io e la mia principessa che per troppo tempo ho preso in giro come prendevo in giro me stessa dicendomi che i matrimoni non sono rose e fiori…ma io troppe spine!
    Grazie per queste condivisioni!
    Buona vita!!!

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  8. Nulla accade per caso.. Ho letto questo articolo poco fa, 8 dicembre 2021 giorno Dell ‘ immacolata, una domenica sera qualunque. Sono quasi 7 mesi che ho chiuso una convivenza di quasi 9 anni con un narcisista direi patologico, subdolo e molto altro. Per le menzogne, (siti di Escort on line con relative chiamate), le continue vessazioni verbali e non solo.(accentuate Nell ultimo periodo). Non so dove ho trovato la forza se così si può definire. Ma ne sono uscita a pezzi, devastata sul piano morale, nel profondo della mia anima ma soprattutto fisico dove ho avuto solo ripercussioni negative. La cosa più triste è che non riesco ad andare oltre a riprendere in mano la mia vita. Ho solo la consapevolezza che ho bisogno di essere aiutata. E a 50 anni non è facile. Ho buttato via anni della mia vita, rivestendo il classico ruolo da crocerossina, pronta ad aiutarlo nei suoi up and down continui. Anni che non torneranno mai più. Pensavo di poterlo aiutare a cambiare… Ed invece è stato solo un fallimento totale. Un tunnel da cui non riesco ad uscire a distanza del tempo che scorre. E a volte mentre mi risveglio spero solo che, sia un brutto sogno. Non è così. È la triste realtà.

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    1. Salve Eva, la realtà è triste adesso ma come ci insegna Paul Watzlawick: “L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà”. Cominci subito un lavoro serio e intenso per cambiarla. Da terapeuta che si occupa di questi temi non solo le dico che è possibile ma che lo vedo succedere continuamente dentro la stanza di terapia.

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  9. Dopo 16 anni ho chiuso anch’io un capitolo penoso e doloroso. Tra sparizioni, triangolazioni, bugie, sbalzi d’umore, continue insoddisfazioni, lamentele e chi ne ha più né metta. Io sempre pronta a curarlo, consolarlo e a sacrificarmi per lui nonostante tutti i miei problemi di salute. Lui veniva sempre al primo posto. Là gocce che ha fatto traboccare il vaso è che dopo tanti anni è tornato con la sua ex, una storia durata 10 anni. Già un’altra volta era tornato insieme a lei mentre eravamo insieme. Con lei si comportava peggio che con me. Adesso lei è diventata la donna della sua vita. La donna che non vuole perdere mai più visto che lui l’abbia sempre cercata in questi anni. Adesso che lei è rimasta sola lo ha fatto di nuovo entrare nella sua vita dicendo che adesso lo vede un uomo diverso e migliore. Lui in questo momento sta avendo problemi col lavoro e tanti debiti. Tra loro c’è una forte attrazione sessuale, lei ha un buon lavoro e sta bene economicamente. Lei dice che è stato il primo ed unico uomo avuto nella sua vita. Spero che questa volto la loro favola possa durare. Io me ne sono andata in silenzio. L’ho bloccato… No contact ! Lui adesso mi sta spedendo tutte le cose che avevo a casa sua per farmi capire che mi scartata. Certo sento un vuoto dentro ma so che ne uscirò

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  10. Salve, sono un uomo che – finora non si era mai definito così – ma che leggendo quanto scrivete potrebbe essere “narciso”. A questo punto ne approfitto per farvi una domanda, traendo spunto dalla frase di una dottoressa su un blog (non più attivo) su questo stesso tema: “A volte non si apprezza la persona che si ha davanti perchè la confrontiamo con l’immagine di donna ideale. Quando smettiamo di paragonare la nostra fidanzata con la donna dei nostri sogni, cominciamo a vedere la persona che abbiamo davanti per quella che è e ad apprezzarla di più”.

    Personalmente sono alla seconda relazione che mando in frantumi (la prima di 18 mesi, la seconda di 3 anni, forse ancora recuperabile), a causa dell’idea che la mia “donna ideale” possa esistere là di fuori. Ho infatti “idealizzato” una ragazza con cui sono uscito solo due volte 5 anni fa, quando ero single, e con cui non c’è mai stato nessun approccio fisico, ma solo una parvenza di interesse, presto scemato e lei non mi ha mai dato nessuna speranza. Ora, bisogna dire che a me sono sempre piaciute le donne acculturate e questa ragazza è un’insegnante, al contrario delle due relazioni vere che ho avuto (brave ragazze, ma di cultura bassa). Ho provato ad amarle entrambe, davvero, ma la mente tornava sempre a questa donna “mai avuta”.

    Detto questo, vengo al dunque: mettiamo che io voglia provare davvero a “dimenticare” questa determinata “donna ideale”, che cosa potrei fare?
    Voglio precisare che non la sento direttamente da anni e che sui social è pressoché inattiva. Specie da quando ho intrapreso l’ultima relazione (che forse posso salvare) ho fatto di tutto per dimenticarla, anche perché lei viveva all’estero. Ma ora la coincidenza vuole che questa persona si è trasferita nella mia città. Non ho neppure idea in quale situazione sentimentale lei si trovi, ma sento che potrebbe essere questo il momento giusto per dare un “taglio a tutta questa cosa”. Provare a vederla potrebbe aiutarmi a “smitizzarla”? Consigli concreti? Grazie mille

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    1. L’unico consiglio concreto che le posso dare è quello di iniziare una terapia, con un professionista formato in dipendenza affettiva per capire perché proprio quella e non un’altra. Ha sempre a che fare con la propria storia personale e familiare, non solo con le caratteristiche che quella persona ha.

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      1. la ringrazio per la velocissima risposta.

        Nel merito, ma quindi secondo lei io potrei avere effettivamente “dipendenza affettiva”? Siamo certi che la cosa migliore sia “patologizzare” la cosa (andando da un professionista)? Oppure davvero concretamente potrei provare ad affrontare di petto questa persona (visto che peraltro ora è almeno fisicamente più vicina) e sbatterci la testa, anche a costo di “farmi male”, e quindi però magari da “dimenticarla”?

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  11. Che dire.. per circa 6 anni e mezzo ho vissuto una storia da amante… una bellissima storia fino a circa 2 anni fa.. dove per una incomprensione ho iniziato a controllarla insistentemente (solo ora me ne rendo conto del male che le ho fatto)
    La controllavo sui social con chi chiacchierava … chiedendo spiegazioni.. se usciva con le sue amiche volevo cmq aggregarmi (questo lo facevo per il motivo sopra indicato e per poter cmq passare più tempo possibile con lei) insomma sono diventato morboso nei suoi confronti.. premetto che quello che sto per dire lo facevo anche prima dei 2 anni… quando potevo andavo da Lei alla fine del turno lavorativo e la seguivo fino a casa .. sempre parlando al telefono .. la cosa le è sempre piaciuta.. ovviamente la avvisavo per tempo .. fatto eccezione per un paio di volte che le ho fatto la sorpresa… il 9 agosto tramite messaggio mi informa che ha deciso di terminare la nostra storia dicendo che non sopporta più il mio comportamento morboso.. (le do ragione qui) che è arrivata al punto di non amarmi più.. doccia fredda per me! Va bene nn potevo vederla perché io ero appena uscito dal covid e lei era in quarantenA.. e mentre mi spiegava il tutto mi accusa di essere un narcisista patologico.. dato che aveva visto dei video su Facebook e youtube su queste persone.. ci sono rimasto male.. ho cercato spiegazioni in rete al riguardo.. ma nn riuscivo a capire cosa poteva esserci in me per dimostrare questa sua affermazione.. così ho deciso di rivolgermi ad uno psicologo col quale ho inizato un percorso.. .. nel frattempo cmq io sto male.. mi manca.. mi manca tutto di lei..
    Ci siamo sentiti un po di volte sia al telefono che messaggi.. ma niente le è ferma sulla su decisione.. io cerco di starle lontana.. cerco di darle tutto lo spazio che vuole..
    Un giorno sto bene .. l altro sono a letto che piango chiedendo di morire.. oggi ci siamo sentiti per l
    Ultima volta dato che ci siamo bloccati i numeri a vicenda..
    Abbiamo 48 anni tutti e 2 e ci comportiamo come 2 scolaretti…
    Che fare? Insistere o proprio dimenticarla?

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  12. Vorrei cmq precisare una cosa riguardo la mia lei.. sono anni che soffre di depressione.. ho cercato in tutti i modi di aiutarla .. e sembrava esserne uscita .. al lavoro suo cmq la colpa era sempre degli altri e mai sua..
    Nella spiegazione di prima o omesso di dire una cosa importante.. quando ha detto che nn mi amava più oltre che incolparmi di essere un narcisista mi ha accusato di averle portato via la sua liberta personale..
    Io nn so proprio cosa dire se nn che ..ma culpa?

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