Identikit di una dipendente affettiva

10455034_966339136727659_2784961994235884806_nSe sei giunta in questa pagina forse temi di stare sviluppando o di aver sviluppato una dipendenza affettiva.

Proverò, qui di seguito, a tracciare un profilo della dipendente affettiva. Nel leggerlo vorrei che tenessi conto della tua unicità: ogni persona infatti è diversa, frutto di una irripetibile storia personale che la rende eccezionale, per cui sarà assolutamente normale ritrovarsi in alcuni di questi tratti e non riconoscersene altri.

Prima che  cominci a leggere, però, voglio che tu sappia due cose:

1) che l’incontro con talune personalità gravemente compromesse (narcisisti perversi, psicopatici e sociopatici) dà luogo quasi sempre a dipendenza affettiva, derivante dall’abuso subdolo e costante che essi infliggono alle loro vittime e dall’attivazione di processi biochimici cerebrali non dissimili da quelli che si attiverebbero se facessi uso di una sostanza stupefacente. Se questo è il tuo caso è altamente probabile che tu sia una donna “sana”, equilibrata, senza una storia infantile problematica e con una discreta autostima. Ciò è ancora più probabile se le tue relazioni precedenti sono state sane e fa sì che, con molta probabilità, lo saranno anche le successive.

2) che dalla dipendenza affettiva, sia che essa derivi dall’incontro con un partner perverso, sia che essa appartenga a te come tratto strutturale della tua pernonalità e come esito di un particolare tipo di infanzia, si può venire fuori. E che comprendere d’avere un problema è il primo, indispensabile, passo verso l’unico amore che può essere eterno: l’amor proprio.

Le dipendenti affettive:

  1. Sono spesso donne di successo in altre aree della vita. Di loro si dice che erano brave a scuola, all’università e sul lavoro risultano sempre essere molto competenti.
  2. Hanno uno spiccato istinto materno (attenzione! l’istinto materno non ha nulla a che vedere con l’essere madre: esistono madri affatto materne e donne che mai diventeranno madri che invece posseggono una riserva di istinto materno inesauribile).
  3. Funzionano bene nelle professioni d’aiuto: è come se il ruolo di salvatrici fosse loro cucito addosso.
  4. In amore sono poco selettive: si aggrappano spesso al primo venuto non concedendosi un tempo iniziale di valutazione dell’altro.
  5. Non ascoltano la loro voce interiore: nonostante all’inizio della relazione una vocina suggerisca loro che qualcosa nel partner non va, scelgono di ignorarla in nome dell’illusione dell’amore romantico che lui promette.
  6. Confondono il possesso con l’amore: un compagno possessivo viene spesso preferito a uno più equilibrato in quanto la costante presenza e l’eccessivo controllo sulla propria vita viene erroneamente considerata una dimostrazione d’amore.
  7. Credono che se si comporteranno bene l’altro le amerà, pertanto metteranno in secondo piano i loro bisogni e ridurranno gradualmente le loro richieste in modo che la stabilità della relazione non venga mai messa in discussione.
  8. Maturano un pensiero di tipo egocentrico: poco alla volta tenderanno a riferire a sé i comportamenti della persona che amano. Tale patologica modalità di pensiero trasformerà evidenti segnali d’abbandono in confuse prove d’amore o, più semplicemente, porterà a sottostimare i segnali di disconferma e a sovrastimare, indorandoli, quelli di conferma.
  9. Nonostante si dicano innamorate talvolta hanno l’impressione che la loro relazione non sia guidata dall’amore ma piuttosto dalla paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate o annichilite.
  10. Provengono spesso da famiglie in cui i loro bisogni emotivi di bambine, per motivi che possono essere anche molto vari, sono stati ignorati e pertanto sono cresciute con la sensazione di essere “invisibili” o non meritevoli d’amore. Molte di loro hanno sperimentato un attaccamento ambivalente alla loro madre: ripercorrendo la loro storia troviamo mamme sintonizzate con i bisogni delle figlie in maniera intermittente, in modo da provocare nelle bambine un perenne stato d’attesa del momento (del tutto imprevedibile) in cui sarà somministrata una “dose” d’amore.
  11. Tendono a riprodurre nella propria vita di coppia un ruolo simile a quello vissuto con i genitori, nel tentativo paradossale di scrivere un copione diverso (il tentativo di salvare lui spesso non è altro che il tentativo di salvare se stesse dalla propria storia familiare).
  12. Da bambine sono state spesso triangolate nelle dinamiche di coppia, talvolta usate in maniera strumentale per tenere vicino il partner o captate in coalizioni perverse da uno dei genitori con la finalità di attaccare e indebolire l’altro.
  13. Raccontano spesso d’aver avuto un padre distante, non necessariamente negligente o maltrattante. Il padre della dipendente affettiva è più spesso un padre freddo, emotivamente distaccato, talvolta narcisista, sempre e comunque un padre che si è percepito come irraggiungibile e con il quale si è sentito ci fosse una sorta di “muro” di incomunicabilità.
  14. La loro mente non si sente attrezzata per affrontare la rottura della relazione, che pertanto risulta impensabile e viene procrastinata all’infinito. Immaginarne la fine apre a scenari drammatici nei quali ci si immagina cadere in un baratro di dolore senza fine.
  15. Somatizzano: ansia, attacchi di panico, insonnia, condotte di abbuffate, umore tendenzialmente depresso che si alterna a picchi di eccitazione nei momenti in cui il partner è maggiormente presente o mostra segni d’innamoramento, sono solo alcuni degli esiti sul versante psicologico che possono manifestarsi nel corso di una dipendenza affettiva. Se il partner, però, è francamente patologico (narcisista, psicopatico o sociopatico) è frequente che si sviluppi un vero e proprio Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) o che si configuri la cosiddetta Sindrome di Stoccolma.

Dott.ssa Silvia Pittera, Psicologa – Psicoterapeuta

[Grazie a DipendiAmo.blog, per alcuni preziosissimi spunti contenuti in questo articolo].

Illustrazione di Anna Godeassi